DOTT. STEFANO BUGIANI

Sessualità, un faticoso strumento indispensabile per conoscere sé e gli altri

Quando si parla di sessualità spesso, si finisce col parlare di rapporti sessuali, eccitazioni, orgasmi e masturbazione. Tuttavia, il discorso andrebbe allargato a quella che è la sfera sentimentale e affettiva legata ai rapporti tra partner (e al rapporto con se stessi e il proprio corpo). Il discorso può essere declinato sia nei rapporti eterosessuali sia omosessuali. La sessualità, infatti, rappresenta una parte di ogni individuo (anche di chi non la pratica in maniera fisica) che racchiude diversi mandati. Con la sessualità portiamo avanti la nostra specie, costruiamo dei giochi di corteggiamento e seduzione che ci permettono di esplorare noi stessi e gli altri, creiamo legami fatti di carezze ed emozioni, cerchiamo di conoscere noi stessi e gli altri e di raccontarci all’interno di una storia che coinvolge due persone e poi chissà, in un futuro, forse tre o quattro quando subentra l’aspetto procreativo della sessualità (o per meglio dire generativo poiché coinvolge situazioni come l’adozione o la creazione di progetti condivisi). All’interno di queste dimensioni si articolano miliardi di modi di vivere la sessualità che dipende dall’integrazione di queste componenti tra loro e con la variabilità di ogni singolo individuo. Questa varietà di interazioni e di possibili integrazioni può essere spesso fonte di sofferenza, ma può diventare anche un potente strumento di sviluppo di sé.

Quando siamo in relazione con qualcuno dobbiamo tenere conto di una serie di elementi. Il primo è il tipo di relazione che in quel momento ci unisce (relazione di cura, competitiva, amicale o sessualizzata) e non sempre questo è ovvio. Può capitare, infatti, che cambi il nostro modo di interagire all’interno di una relazione e questo può non essere sempre letto in maniera precisa dall’altro. Senza entrare in tematiche di grande sofferenza come l’abuso e la violenza, ci basti pensare a quelle relazioni in cui segnali amicali o di cura vengono scambiati per seduzione e corteggiamento. Lo sanno molto bene quei ragazzi e quelle ragazze innamorati follemente del proprio amico o amica del cuore.

Un altro aspetto importante della sessualità, che spesso è di difficile lettura, è l’aspetto biologico e chimico. Gli ormoni e i neurotrasmettitori che si mettono in gioco nell’amore e nel sesso, hanno un ruolo importante poiché modificano non solo il nostro comportamento ma anche il nostro aspetto fisico (testosterone e ferormoni) e non sempre è quello che desideriamo. Inoltre, in alcuni momenti gli ormoni agiscono come spinta in situazioni in cui invece vorremmo fermarci (la dopamina è l’ormone del piacere che ci spinge a cercare sempre nuovi stimoli) o a fermarci in momenti in cui vorremmo andare avanti (l’ossitocina e la vasopressina sono gli ormoni relativi ai legami affettivi che sebbene siano indispensabili per le relazioni amorose, una eccessiva produzione di questi può causare la perdita del desiderio sessuale).

Vi sono poi, gli aspetti culturali e sociali in cui viviamo, che complicano la faccenda. Come collochiamo il nostro desiderio sessuale (prevalentemente eterosessuale, prevalentemente omosessuale o bisessuale), il nostro sentirci uomo o donna o transgender, all’interno di una determinata cultura, in un determinato momento storico? Sono aspetti che complicano la questione.

E infine, ci siamo noi stessi. C’è innanzitutto, la nostra capacità di avere una identità personale distinta e stabile ma non rigida. Dobbiamo fare i conti con la nostra capacità di leggere noi stessi (pensieri, emozioni e sensazioni) e quella di leggere l’altro. Bisogna fare i conti con il rapporto col nostro corpo e con quanto ci sentiamo bene con la nostra immagine corporea. Se mi sento brutto, grasso e poco piacevole difficilmente riuscirò a costruire una sessualità soddisfacente, se non lavoro su di me. Dobbiamo tenere conto della nostra capacità di gestire le emozioni che nella sfera sessuale sono spesso fortissime. Dobbiamo, infine, fare i conti con quello che è il nostro senso di amore (sentirsi amato, amabile e in grado di amare), il valore personale, il nostro senso di autoefficacia (o autostima per dirla malamente) e il rapporto che abbiamo con il tema della libertà individuale e la verità (lo sa molto bene chi viene tradito e non riesce più a fidarsi).

Tutti questi aspetti sono fondamentali in qualsiasi contesto (familiare, lavorativo, sportivo, amicale) ma nella sfera sessuale spesso sono questioni ancora più delicato. Questo succede perché nel sesso siamo spesso nudi e vulnerabili, ci tocchiamo ed entriamo nei confini dell’altro, ci mettiamo in gioco per costruire un qualcosa che spesso non sappiamo se e quanto durerà. È proprio per questi motivi che la natura e in parte la cultura hanno costruito uno sviluppo della sessualità che non sempre va di pari passo con altri temi. Impariamo presto a stare in relazioni di cura, in relazioni amicali e competitive, ma per quel che riguarda la sfera sessuale zoppichiamo spesso almeno fino alla maggiore età se non oltre. Quando parliamo di sessualità e di sofferenza nella sessualità dobbiamo prima andare a vedere ciò che caratterizza questa sofferenza. Spesso ci rendiamo conto che il problema non è magari l’orgasmo, l’erezione, il desiderio, ma la nostra paura di creare legami, piuttosto che la nostra bassa autostima o il senso di pericolo che sentiamo nelle braccia dell’altro. Per costruire una sessualità soddisfacente dobbiamo fare i conti con i nostri ormoni, il nostro modo di stare in relazione, la nostra identità e la cultura di appartenenza. Ma se è così complicato e sofferto, allora perché continuiamo a tentare di costruire una sessualità che ci dia un minimo di soddisfazione?
Il sesso, l’innamoramento e l’amore (tre aspetti diversi e non sempre integrati) ci complicano la vita, ci spaventano, ci fanno vergognare, arrabbiare, ci fan sentire deboli e impotenti, ma continuiamo a cercarli. Perché?

Innanzitutto, c’è un aspetto fisico importante. Come detto, gli ormoni operano al di là della nostra coscienza e ci spingono a portare avanti la specie. Questi ormoni sono li apposta per quello. Senza la dopamina pochi si butterebbero in un rapporto che può causare sofferenza a noi e agli altri. Senza gli ormoni saremmo estinti. In secondo luogo, creare legami ci permette di fronteggiare le difficoltà della natura, proteggere il branco e i cuccioli e procurarsi cibo e sicurezza. Infine, l’amore ci permette di conoscere noi stessi e gli altri. È vero che è complesso, è vero che è fa male, confonde, ma la sessualità ci migliora e ci costruisce come poche altre cose. Quando siamo in un legame, impariamo un sacco di cose su quelle che sono le nostre sensazioni fisiche, le nostre emozioni e i nostri pensieri e ancora di più impariamo a comprendere le stesse cose nell’altro che abbiamo di fronte. Nel sesso ci mettiamo in gioco, ci esploriamo e ci incuriosiamo delle diverse possibilità dell’amore. Quando non siamo troppo frammentati, sofferenti, traumatizzati, un rapporto sentimentale ci può far bene più di qualsiasi altro tipo di rapporto. Inoltre, se siamo particolarmente confusi, destrutturati, traditi e delusi dalla vita, se troviamo una persona che rispetta tutto questo possiamo creare un nuovo senso, un nuovo significato a quelle cose che ci facevano paura. Quando una persona vive una vita di soprusi e sofferenze fatica a leggere nello sguardo degli altri l’amore, poiché è abituato che lo sguardo degli altri (magari i genitori) umilia, disgrega, violenta il nostro essere. Quando, invece ci mettiamo in gioco in una relazione se l’altro è comprensivo ed empatico, piano piano impariamo che non tutti gli occhi guardano per aggredire, non tutte le mani toccano per invadere, non tutti gli abbracci sono fatti per soffocare e confondere.

Questi sono insegnamenti che la sessualità ci trasmette attraverso le sue componenti biologiche, emotive, relazionali e di significato. Non sempre le cose vanno bene, ma quando veniamo mossi dalla curiosità di ricercare il nostro benessere e quello degli altri, possiamo compiere imprese stupefacenti.